Tra canestri, Rap e Trap – Non solo sport

La NBA (National Basket Association) è la principale lega professionista di basket degli USA e del Canada. Ricca di seguaci provenienti da ogni parte del globo, fa girare milioni di dollari fra merchandising, partite, spettacoli etc. con cifre, che almeno qui in Europa, possono essere paragonate solo a quelle calcistiche. Ciò è dovuto a tre aspetti fondamentali: la spettacolarizzazione dei match; il successo del Basket in madrepatria (un po’ come il Calcio in Italia); la diffusione e il successo del campionato NBA in ogni parte del mondo.

Per quanto concerne la spettacolarizzazione, essa avviene soprattutto tramite la musica. A chi è capitato di vedere un match NBA avrà potuto notare che la musica è un elemento fondamentale non solo nei momenti “morti” della gara (Timeout, pre-partita, fine del primo tempo etc.) ma anche durante le stesse azioni di gioco. Questo in Italia e in Europa può  sembrare strano e per certi aspetti anche fastidioso. Durante i 24 secondi di azione, i brani musicali di sottofondo vengono scelti con cura, per caricare la squadra di casa o per mettere sotto pressione quella avversaria.

Si utilizzano soprattutto musiche di tensione, che al passare dei secondi crescono in un climax quasi angoscioso. Così negli ultimi 5 secondi di azione, in cui la confusione regna sovrana, fra le urla del pubblico e la musica in sottofondo, solo i giocatori mentalmente più preparati (o più esperti) riescono a fare punto o a creare azioni pericolose.

La musica serve anche a “caricare” la squadra che gioca in casa.  Vengono utilizzati sottofondi musicali che accompagnano i cori dei tifosi, in cui ad esempio si incita il team oppure un determinato giocatore, chiamandolo per nome o anche “MVP” (Most valuable player, cioè il giocatore migliore della stagione). 

Con il tempo i giocatori si abituano all’ utilizzo “spropositato” della musica, e quando essa manca si avverte… e non poco! In una partita del 2017 tra New York Knicks e Golden State Warriors, i primi, per un intero tempo, non misero musica, neanche durante i time-out, per permettere agli spettatori di immergersi meglio nel match. L’esperimento fu fortemente criticato dai giocatori dei Warriors. Draymond Green affermò: Avete visto il primo tempo? È stato orrendo, approssimativo, confuso. Non c’era alcun ritmo. E che ci crediate oppure no, tutte queste cose fanno la differenza in una partita. Ti aiuta a entrare in certo ritmo: quando c’è la musica, ti aiuta a entrare in uno stato mentale e fisico diverso. Non penso che lo abbiano fatto per farci un danno, ma di sicuro lo hanno fatto alla partita”.

Le squadre della NBA sono anche in stretta relazione con gli artisti del panorama musicale Rap e Trap. Non è raro trovare nelle prime file vicino al parquet personaggi come Jay-Z, Drake, 2 Chainz, Future, Lil Wayne, Rick Ross etc. 

Drake, tifoso accanito dei Raptors, oltre ad avere una linea di merchandising dedicata alla squadra di Toronto, non manca di citare il Basket in alcuni brani. Anche alcuni giocatori NBA hanno provato a cimentarsi nel mondo del Rap (ad es. Shaq O’ Neal e Damian Lilliard), collaborando con importanti artisti della scena Hip-Hop e ottenendo un discreto successo.

Penso che il legame della NBA con la musica difficilmente si potrà avere qui in Europa. Ciò per la  forte differenza di mentalità tra i due continenti e per  il modo di vivere lo sport. 

La NBA affascina ed entusiasma ciascuno di noi, fendendo con una sottilissima linea la differenza tra gioco e intrattenimento puro.

di Federico Di Lello