Qualche giorno fa si è celebrato il ricordo della giornata in cui i soldati dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, la più perfetta macchina di detenzione e di morte nazista, in cui persero la vita milioni di persone tra ebrei, sinti, rom, omosessuali e oppositori politici. Era il 27 gennaio 1945.

In questa data tutto il mondo, o almeno quella parte del mondo che non nega l’esistenza di tali orrori, si impegna a ricordare le vittime della Shoah, per fare in modo che il male passato non si ripeta più.

Il ricordo dovrebbe tradursi in impegno e in difesa dei più deboli; peccato che invece la storia si stia ripetendo sotto i nostri occhi e molti di quelli che celebrano tale giornata siano complici o indifferenti di fronte ai nuovi campi di concentramento che vengono eretti in tutto il mondo.

Ci sono campi di concentramento in Corea del Nord,i Kwanliso, dove vengono detenuti gli oppositori politici o chiunque sia parente o amico di dissidenti. I prigionieri sono costretti a lavorare 16 ore al giorno, spaccando pietre, con pochissimo cibo e a dormire in baracche su letti di legno senza riscaldamento, con temperature che in inverno arrivano ai -20 C°.

Queste tragiche realtà sono presenti anche in Paesi con i quali l’Italia e l’Unione Europea, grandi difensori dei diritti umani, sono in rapporti di amicizia e di alleanza.

Prima fra tutti l’America, che ha costruito, sotto il governo Trump, un campo di detenzione per minori non accompagnati nel Texas,dove i bambini vivono in condizioni precarie oppure non hanno nessuna istruzione o diritti sociali. Anche la Cina, che più di una volta, sotto il governo di Xi Jinping, si è dimostrata insensibile ai diritti umani, rinchiude, sfrutta, tortura e uccide oppositori politici e minoranze etniche.

Alcuni campi, inoltre, come quelli turchi di Erdogan, costruiti per rinchiudere i migranti siriani diretti nel nostro continente e per creare una sorta di zona cuscinetto per i flussi migratori, sono spesso oggetto di cooperazione, ma anche di tensione tra la Turchia e l’Europa a causa delle terribili condizioni in cui vivono i migranti.

La stessa Italia in qualche occasione ha fatto scelte discutibili e contrarie al rispetto dei diritti umani, quando ad esempio ha finanziato campi di primo approdo per i profughi dell’Africa-subsariana in Libia, che nella sostanza si sono trasformati in veri e propri campi di detenzione in cui gli uomini vengono sfruttati e torturati mentre le donne subiscono violenze.

E’ evidente purtroppo che spesso  è facile parlare di diritti umani, di memoria e fare la morale con il senno di poi. Bisognerebbe difendere con altrettanta forza i diritti di tutti gli uomini di oggi, costi quel che costi, esercitando pressioni o  schierandosi anche contro grandi potenze alleate.

Facciamo ciò che realmente la memoria atroce del passato chiede ad ognuno di noi e forse servirà a costruire un mondo migliore.

Francesco Pio  Suraci