Vis à vis con la grande arte

Si può fare a meno dell’arte? Sono molti a pensare che non sia possibile, che non sia possibile sottrarsi a quel nutrimento dell’anima, ma anche a quel rapimento emotivo che si prova davanti ad un’opera, che sia un dipinto o una scultura, un’installazione o un’architettura. In questo momento di emergenza sanitaria in cui i musei lombardi sono, purtroppo, ancora chiusi, rappresenta una bella opportunità per gli amanti dell’arte e per quanti si sentono a digiuno dalla visita di musei e mostre, l’iniziativa intrapresa da due famosi musei italiani e dai loro lungimiranti direttori: la Pinacoteca di Brera di Milano diretta da James M. Bradburne e il museo veneziano The Peggy Guggenheim Collection di Venezia diretto da Karole P.B. Vail. Il progetto, di cui si può fruire collegandosi alla pagina Facebook di Brera on air, si intitola “Vis-à-Vis” e mette in dialogo sei capolavori di Caravaggio e Vasily Kandinsky, Raffaello e Max Ernst, Piero della Francesca e Piet Mondrian: sei grandi maestri si incontrano in un viaggio lungo oltre cinque secoli grazie al quale si aprono idealmente le porte dei due musei grazie alla viva voce dei due direttori che – in lingua inglese con sottotitoli in italiano – raccontano le opere in maniera semplice e avvincente, ma rigorosamente scientifica, in una manciata di minuti sufficienti per comprendere i dipimti e anche per lanciare messaggi di forte attualità.
Ad esempio un confronto, potremmo dire inaspettato, riguarda Raffaello con “Lo sposalizio della Vergine” e Max Ernst con “La vestizione della sposa”. Raffaello completa lo sposalizio della Vergine nel 1504 poco prima di lasciare l’Umbria per Firenze. La storia tratta un episodio apocrifo in cui il sommo sacerdote deve decidere chi sposerà la giovane vergine distribuendo ramoscelli secchi ai giovani pretendenti alle nozze per vedere quale fiorirà. «Il racconto è affascinante e ricco di dettagli – afferma Bradburne – I soggetti sono dipinti con uno stile semplice e naturalistico, con colori profondi che creano un’armonia tonale, oltre che visiva. La Vergine è composta, pudica e molto giovane. Ciò che accade intorno è raffigurato in modo dettagliato e avvincente: gli sconfitti frustati spezzano i rami secchi, mentre un nobile fa l’elemosina ai poveri. Il paesaggio gioca un ruolo importante ma nulla è così importante come la prospettiva con un unico punto focale che conduce lo sguardo prima verso lo scambio dell’anello e poi verso la porta aperta del tempio guidando l’occhio e lo spirito verso l’infinito». L’artista tedesco Ernst rifiuta una visione razionale della vita e i valori sociali prevalenti e sceglie di seguire vie alternative: i sogni, l’irrazionale, il subconscio e perfino la magia e l’alchimia, ovvero modalità formidabili per liberare la mente da ogni limitazione imposta. “La vestizione della sposa, dipinta nel 1940 poco dopo l’inizio della seconda Guerra Mondiale, è l’epitome della sua attività artistica e mostra le “nozze chimiche” tra re e regina, archetipo alchemico amatissimo dai surrealisti, inserendosi così nella lunga tradizione di artisti che esplorano l’antico rituale del matrimonio di una sposa-strega – racconta Vail – Le figure sono ispirate alla pittura del Rinascimento nordico, mentre il motivo a scacchi sul pavimento riprende la nozione di prospettiva rinascimentale, infondendo spazio e profondità all’opera che guarda al futuro, ma continua anche ad imparare dal passato”.
Iniziative, queste, all’insegna della democrazia della cultura e dell’arte, per tutti e adatte a tutti.

Alice Corvi 3AL