Covid-19 e responsabilità etica sull’uso delle parole

“Diritto alla libera espressione delle idee: Ma si può dire quello che si pensa senza conseguenze sugli altri? Si pensi alle tesi spesso discordanti dei virologi alla tv. Le parole hanno un peso e chi parla ha una responsabilità etica.”

C’è chi crede che il virus sia un’invenzione. C’è chi crede che sia una delle più grandi sciagure
dell’umanità. C’è chi crede che sia poco più di un’influenza e chi crede che sia tra le più gravi delle malattie. Ognuno, dinnanzi ad un accadimento così tragico ed apparentemente incomprensibile, cerca di trovare una motivazione che possa identificare o giustificare la causa di questo evento così disastroso e promotore di un così grande stravolgimento del concetto comune di “normalità”e “libertà”, quale la pandemia.
Nei primi giorni di gennaio del 2020, giungevano notizie di un virus sconosciuto e misterioso ch,e nella remota regione cinese di Whuan, cominciava a mostrare al mondo gli effetti
della sua iniziale diffusione. Dopo solamente due mesi, l’intera Italia si è ritrovata in quarantena, completamente impossibilitata a muoversi da casa e costretta ad abituarsi ad una lunga ed alienante forma di “normalità”, necessaria per tutelarsi eppure così distante da quella che fino a poco prima era definita “una vita regolare”. Nel corso di questi mesi di lockdown, dominati da incertezza e paura, l’unico canale di collegamento tra il mondo esterno e la “bolla protettiva” in cui ognuno di noi ha vissuto era costituito dai programmi televisivi che, quotidianamente, aggiornavano l’intera popolazione sulle ultime notizie dell’andamento della diffusione del virus.
Tutti questi canali media hanno visto un susseguirsi di virologi, immunologi, dottori o anche semplicemente personaggi influenti che, prontamente, esprimevano in diretta televisiva le proprie opinioni, non tutte fondate su basi scientifiche, ma quasi tutte discordanti.
In un momento di tale paura ed incertezza a causa di una situazione nuova per l’umanità intera, è necessario che le informazioni che giungono nelle case attraverso i programmi televisivi siano chiare e attendibili, poiché ogni singolo cittadino possa seguire regole e misure particolari e fare correttamente la sua parte, contribuendo a portare l’intero paese alla fine della lenta risalita contro il virus. Tale affermazione non vale solo per medici ed altri professionisti, ma per chiunque abbia accesso al mondo della televisione e dell’informazione, e che quindi possa avere una propria influenza mediatica. Prendiamo, ad esempio, alcune dichiarazioni di virologi ed esperti che sono state fatte dalla diffusione della notizia negli ultimi mesi:
• 25 febbraio, Fabrizio Pregliasco, virologo in Milano: «La malattia provocata dal nuovo coronavirus, rispetto ad altre, è banale e non è contagiosissima, come possono esserlo, ad esempio, il morbillo o la varicella, ma è piuttosto comparabile all’influenza.»
• 26 febbraio: Matteo Bassetti, immunologo a Genova: «È meglio annullare i viaggi? Se uno li ha programmati li deve fare, cerchiamo di non fermare un Paese, ci stiamo facendo del male da soli.»
• 5 aprile: Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità: «Usare le mascherine?Quello delle mascherine è un argomento in cui non esistono evidenze fortissime.»
• 31 maggio: Alberto Zangrillo, primario dell’ospedale San Raffaele di Milano: «Mi viene veramente da ridere. Oggi è il 31 di maggio e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese/inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva ci sarebbero stati da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più».
• 1 luglio: Pier Paolo Sileri viceministro alla Salute: «Si parla di una nuova violenta ondata del virus a settembre-ottobre, ma io non credo che così sarà. Se continuiamo a creare terrore pensando a ciò che è successo in passato, l’Italia non riparte.»
Tali dichiarazioni, per altro affermate da professionisti, portano inevitabilmente a confusione
chiunque non abbia a disposizione i mezzi per comprendere e filtrare tali informazioni.
Se da un lato, va criticato il fatto che persone di scienza facciano interventi mediatici senza avere un certo numero di dati congrui per giustificare le loro stesse affermazioni, cosa che va contro la base stessa del metodo scientifico, dall’altro abbiamo una ricerca spasmodica di notizie da parte dei media, che ha portato alla fama numerosi di questi uomini di scienza e professionisti.

Sappiamo, inoltre, che questi non sono gli unici ad aver approfittato della fama mediatica che
questa serie di informazioni ha portato. Nel corso dell’ultimo anno, sono stati numerosissimi gli interventi di tipo speculativo da parte di personaggi influenti non strettamente correlati al mondo scientifico, bensì relative allo spettacolo, d’intrattenimento, persino alla politica.
Basti pensare all’ex-presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump che, il 24 aprile, ha
affermato che è possibile “iniettare disinfettante” come sorta di vaccino. Un’informazione così potenzialmente pericolosa, totalmente priva di fondamenti scientifici, può risultare a dir poco dannosa. Chi può avere più influenza mediatica negli USA del Presidente stesso?
A mio avviso, chiunque abbia la possibilità e/o il dovere di parlare ad un pubblico dovrebbe essere diposto a prendersi l’importante responsabilità etica dell’uso delle parole e della giusta espressione dei concetti: la presa di tale responsabilità è fondamentale per lo sviluppo di una società consapevole.

Zoe Lardaro, III